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DIRITTO DI FAMIGLIA E DELLE PERSONE: SEPARAZIONE E DIVORZIO

  • * L'Avv. Maria Cristina Camodeca è il partner professionista che si occupa personalmente della gestione di tale ramo di attività dello studio. (*in calce attestati di partecipazione ai convegni di aggiornaneto professionale in materia). 

 

mantenimento e affido figli, avvocati in Bologna

 

PREMESSA

La famiglia è in crisi. Ciò è confermato direttamente dall'esperienza quotidiana, basti, infatti pensare che nel 2015, per 4 coppie su 10 il matrimonio si è concluso in Tribunale.

E' mia opinione come dietro la fine dei matrimoni vi siano vari fattori sociali e culturali, tra i quali sono significativi il prevalere del modello "consumistico" anche nei sentimenti ed una diversa percezione delle relazioni familiari, ovvero della progettualità e della costruzione nelle relazioni sentimentali.

Nell'esperienza quotidiana va detto come si avvertisse sempre di più uno stacco tra la realtà di una famiglia che è cambiata (sono 820.000 le coppie di fatto secondo l'ultima rilevazione Istat) ed una legislazione che in materia di diritto di famiglia solo con la c.d. legge sulle unioni civili (approvata a maggio) si è messa al passo con i tempi, contemplando prevedendo forme di tutela per le coppie di fatto.

In precdenza, ovvero in assenza di una disciplina legislativa al passo con i tempi, nelle molteplici problematiche che investono le coppie quando vanno in crisi (dall'affidamento dei figli, alla casa, alle questioni patrimoniali connesse) spesso  era toccato alla giurisprudenza ridefinire diritti e doveri dei coniugi (o dei conviventi more uxorio).

A maggior ragione, in questo contesto in continua evoluzione e modificazione, l'assistenza legale svolge un ruolo fondamentale per aiutare i coniugi nell'affrontare questa fase della loro vita, la quale, investe aspetti propri (dei coniugi) e altrui (dei figli), attuali (assegnazione della casa coniugale, assegno di mantenimento..) e futuri (pensione di reversibilità). 

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LA SEPARAZIONE CONSENSUALE

In questo caso i coniugi - assistiti dal legale - giungono ad un accordo consensuale rispetto agli aspetti fondamentali della separazione quali l'affidamento dei figli, l'assegnazione della casa coniugale, l'assegno di mantenimento e le altre questioni patrimoniali, quindi ne chiedono l'omologazione davanti all'Autorità Giudiziaria.

La separazione consensuale è sicuramente la via preferibile per risolvere le crisi coniugali.

Lo testimoniano anche i numeri; basti pensare che la scelta consensuale prevale in quasi il 70% degli addii e ha enormi vantaggi rispetto alla separazione giudiziale (o "litigiosa") e precisamente:

  • ha costi assai ridotti;
  • si risolve in tempi brevi;
  • è meno traumatizzante per i coniugi e i figli, specie se minori.

 

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Separarsi e Divorziare senza andare dal Giudice è possibile:


La NEGOZIAZIONE ASSISTITA

La "negoziazione assistita", introdotta dal decreto legge n. 132/2014 di riforma della giustizia, approvato dal Governo Renzi, permette di separarsi (e/o divorziare) consensualmente (e/o modificare le condizioni di spedizione o divorzio) senza dover passare dal Tribunale, ma semplicemente stipulando un accordo redatto e sottoscritto da 2 avvocati (1 per parte), i quali ne certificano la conformità alle norme inderogabili di legge e successivamente, ottenuto il "nulla osta" dalla Procura competente, trasmettono l'accordo direttamente all'Ufficiale di Stato civile per le trascrizioni di legge.

La procedura può trovare applicazione in tutti i casi di separazione e/o divorzio, anche qualora vi siano presenti figli minorenni, ovvero maggiorenni gravemente handicappati o economicamente non autosufficienti.

Divorziare o separarsi nello studio di un professionista è, pertanto, possibile con abbattimento di tempi e costi e ove sia decisione comune dei coniugi procedere alla separazione e non vi siano aspetti di conflitto tra gli stessi è consigliabile fare riferimento a tale possibilità.

In questo modo i costi risultano ridotti. Gli avvocati, assisteranno i coniugi nella regolamentazione condivisa da entrambi degli aspetti patrimoniali e non patrimoniali inerenti la separazione. 

 

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LA SEPARAZIONE GIUDIZIALE

La separazione giudiziale, viceversa, è una vera e propria causa che comporta tempi più lunghi, costi maggiori, l'aggravarsi  inevitabile dei contrasti tra i coniugi, nonché possibili conseguenze (ulteriormente) traumatiche per i figli.
E', quindi, consigliabile intraprendere tale strada solo dopo aver tentato un componimento della lite in via consensuale.
In tale processo è possibile chiedere l'ADDEBITO della separazione. Il coniuge ritenuto responsabile della separazione, perde:

  • il diritto al mantenimento (che spetta al coniuge che non possieda i redditi necessari a conservare un tenore di vita simile a quello goduto durante il matrimonio);
  • il diritto all'eredità;
  • il diritto alla pensione di reversibilità se non gode di "assegno alimentare" (che è l'unico contributo economico cui ha diritto il coniuge ritenuto "colpevole", se non ha altri mezzi per provvedere a se stesso).

 

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L'affido condiviso e l'obbligo di mantenimento dei figli.

Con la legge 54/2006 sull""affido condiviso" si è voluto dare attuazione al "principio della bigenitorialità", inteso come diritto dei figli di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascun genitore, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

A parte il principio di diritto contenuto nella legge, "affido condiviso" non significa una ripartizione paritaria dei tempi di permanenza dei figli con i genitori; la regola generale continua a essere il "collocamento prevalente" dei figli presso uno dei due genitori (ciò al fine di garantire la stabilità emotiva e di vita della prole) e dunque il "mantenimento indiretto" da parte del genitore non "collocatario" attraverso la corresponsione di un assegno periodico, pur dovendosi sempre prevedere e tutelare ampie possibilità di incontro e di frequentazione con l'altro genitore.

Nel decidere sulla collocazione prevalente del minore, il Giudice dovrà individuare il genitore che risulti maggiormente idoneo ad assicurare il miglior sviluppo della sua personalità, considerando tra l'altro le consuetudini di vita già acquisite dal figlio (Cass. 1369/10).
La regola generale dell'affidamento dei figli ad entrambi i coniugi è derogabile solo quando il giudice ritenga che la sua applicazione sia, in concreto, pregiudizievole dell'interesse dei minori (Cass. 12308/10); mentre i genitori, nemmeno di comune accordo, possono decidere di affidare i figli in via esclusiva a uno solo di essi, senza fornire una valida ragione della scelta (Trib. Catania, 15.10.2010).

In concreto, l'obbligo di mantenimento dei figli va quantificato tenendo conto di 5 parametri indicati dall'art. 155 Cod. civ.:

  • le attuali esigenze del figlio;
  • il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori;
  • i tempi di permanenza presso ciascun genitore;
  • le risorse economiche di entrambi i genitori;
  • la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

Va detto come per valutare le risorse economiche di ciascun genitore ai fini dell'obbligo di mantenimento, il reddito dichiarato non sia l'unico elemento da considerare. Bisognerà, infatti, anche valutare il reddito "potenziale", ovvero quei redditi che il genitore, anche se disoccupato, ha la capacità di conseguire (Cass. 16551/2010). Così il genitore disoccupato, ma dotato di capacità di lavoro non può sottrarsi all'obbligo di mantenimento dei figli, ma deve attivarsi e fare il possibile per garantire il soddisfacimento delle essenziali esigenze dei figli.

Il diritto del figlio a essere mantenuto dai genitori non cessa con il compimento del diciottesimo anno di età e non prevede un termine finale che va' individuato, caso per caso, con il raggiungimento della possibilità di autosufficienza economica ed il genitore "collocatario" ha, pertanto, diritto a percepire dall'altro coniuge un assegno per il suo mantenimento purchè sia con questi effettivamente convivente. L'assegno per il mantenimento del figlio maggiorenne non può essere disposto d'ufficio, ma deve essere richiesto dal genitore convivente al quale spetta l'onere di dimostrare che il figlio non è autosufficiente (Cass. 16612/10).

Va detto poi come il genitore convivente con i figli possa chiedere all'altro, oltre il pagamento di un contributo di mantenimento per il futuro, anche il rimborso pro quota delle spese, ordinarie e straordinarie, già interamente sostenute a favore dei figli sin dalla nascita (si pensi l caso dei genitori non uniti in matrimonio e che non hanno mai convissuto) ovvero dalla cessazione della convivenza coniugale o "di fatto" (in assenza di matrimonio). Tale domanda va proposta al Tribunale ordinario, non solo in caso di figli legittimi, ma anche per i figli naturali.

 

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DIVORZIO BREVE

Studio legale Albini divorzio

Come per la separazione, anche il divorzio può essere consensuale o contenzioso. Valgono anche qui le considerazioni svolte in materia di separazione.

Quando posso chiedere il divorzio ?

Per effetto del DDL approvato in via definitiva il 22.04.2015, dopo che sono trascorsi almeno 6 MESI dalla separazione personale se consensuale, ovvero 1 ANNO se giudiziale (anche ove vi siano figli minori). 

 
In alcuni casi eccezionali espressamente previsti dall'art.3 della legge sul divorzio.

L'assegno divorzile.

È quella somma che uno dei due coniugi può essere costretto a versare all'ex coniuge. Condizioni per il sorgere del diritto sono la non titolarità di adeguati redditi propri, ossia di redditi che gli permettano di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio e la sussistenza di una disparità economica tra le parti, occorrendo avere riguardo al fine della valutazione dell'adeguatezza dei redditi del coniuge che chiede l'assegno, al parametro di riferimento costituito dalle potenzialità economiche complessive dei coniugi durante il matrimonio.  Inoltre, presuppone in capo al coniuge richiedente, oltre la mancanza di mezzi adeguati, anche l'impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive quali l'età avanzata e la conseguente difficoltà a reperire un lavoro, o patologie invalidanti (Cass. 22501/10). Il diritto cessa se il beneficiario passa a nuove nozze. 

Se sopraggiungono giustificati motivi il Tribunale può modificare le statuizioni sull'assegno.

Effetti del divorzio.

  • mutamento dello stato civile dei coniugi, che permette ad entrambi di contrarre nuove nozze; 
  • la perdita del cognome del marito da parte della moglie, salvo che la stessa sia autorizzata dal giudice a continuare a utilizzarlo; 
  • la perdita dei diritti successori. - la legge stabilisce inoltre il diritto alla pensione di reversibilità per il coniuge che sia titolare dell'assegno di divorzio; 
  • il diritto ad una parte dell'indennità di fine rapporto, se maturata prima della sentenza di divorzio.

 

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LA CONVIVENZA DI FATTO

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I CONTRATTI DI CONVIVENZA

I "conviventi di fatto" possono, oggi, ai sensi della Legge 20 maggio 2016, n. 76, disciplinare i rapporti patrimoniali (quali divisione delle spese, comunione o meno dei beni, dcc..)  relativi alla loro vita in comune con la sottoscrizione di un "contratto di convivenza".

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Il contratto è redatto in forma scritta, a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato che ne attestano la conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico. 

Per garantirne l’opponibilità a terzi il professionista che autentica o riceve l’atto deve provvedere, entro dieci giorni, a trasmettere copia del contratto al comune di residenza dei conviventi per l’iscrizione all’anagrafe ai sensi del regolamento di cui al d.p.r. 223/1989. 

Il contratto può contenere:

a) l’indicazione della residenza comune;

b) le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo;

c) la scelta del regime patrimoniale della comunione dei beni (che dunque in questo caso non richiederebbe necessariamente la forma di cui all’art. 163 c.c.).


Se vuoi saperne di più sui contratti di convivenza:

 

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 Il convivente ha inoltre i seguenti diritti:  

  • diritto a rimanere nell'abitazione (per massimo 5 anni) in caso di morte del convivente proprietario della casa;
  • diritto a succedere al convivente nel contratto di locazione nei caso di morte del convivente conduttore o di suo recesso dal contratto di locazione;
  • il diritto di preferenza nell'assegnazione di alloggi di edilizia popolare;    
  • diritto a partecipare agli utili dell'impresa del convivente se presti stabilmente la propria opera all'interno dell'impresa;  
  • il diritto agli alimenti: in caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice può riconoscere al convivente il diritto di ricevere dall’altro convivente gli alimenti, per un periodo proporzionale alla durata della convivenza medesima, in presenza degli stessi presupposti e nelle misure già previste dall’art.438 c.c., e precisamente laddove egli 

    a) versi in stato di bisogno, e

    b) non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento. 

  • diritto di visita ed assistenza nel caso di ricovero ospedaliero del convivente; 
  • diritto al risarcimento del danno in caso di decesso del convivente per fatto illecito del terzo.

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Nella sezione News o nella pagina Facebook dello studio potrai trovare numerosi articoli in materia di Diritto di Famiglia con i commenti alle più recenti e interessanti sentenze in materia.

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* attestati di partecipazione ai convegni di aggiornamento professionale in materia

 

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26/05/2017
Niente assegno di divorzio all’ex moglie che guadagna mille euro al mese (Tribunale di Milano, ord. 22.05.2017).

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