Casi Trattati

Casi di Malasanità trattati

I casi affrontati in questi anni sono molto vari e di differente complessità, riguardando le molteplici specializzazioni esistenti in medicina.
A titolo esemplificativo e non esaustivo riportiamo alcuni dei casi Malasanità trattati e risolti con successo dal nostro team nel corso degli anni.
Ogni caso potrà essere verificato e riscontrato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di appartenenza.

Danni da malasanità

Chirurgia laparoscopica

[Annamaria Z. vs Azienda Ospedaliera di Pavia – stragiudiziale]

 

IL CASO
Intervento di laparoscopia, su paziente di 39 anni, per rimozione di “banding gastrico” e riduzione di ernia iatale.
Nel post-operatorio, la paziente accusava forti dolori addominali. Gli accertamenti strumentali effettuati documentavano: recidiva erniaria; formazione di aderenze in sede addominale e toracica; versamento pleurico.
La paziente, per la risoluzione del quadro clinico, doveva effettuare un nuovo intervento chirurgico con urgenza, non più in laparoscopia, bensì mediante la più invasiva laparotomia.

 

Nostra Tesi
Incompletezza dell’intervento di laparoscopia (per mancata rimozione chirurgica di alcuni frammenti del banding gastrico che erano stati la causa delle problematiche post-operatorie).

Inadeguata riduzione chirurgica dell’ernia iatale (mediante semplice plastica dei pilastri diaframmatici in luogo dell’inserimento di protesi).

 

Tesi avversarie
La recidiva in ernia iatale era complicanza inevitabile e non addebitabile all’operato dei medici.

 

Danni Richiesti
Grave danno biologico in termini di “danno estetico” per la cicatrice all’addome; grave “danno morale” per la sofferenza e le ansie per essersi dovuta sottoporre per la seconda volta nel giro di pochi giorni, ad un nuovo intervento avente estrema urgenza e maggiore invasività.

 

ESITO
Integrale riconoscimento delle nostre ragioni in via stragiudziale (in 6 mesi): €. 64.000,00 di risarcimento danni.

Chirurgia vascolare

[Sabrina B. vs Policlinico Sant’Orsola di Bologna – Tribunale di Bologna]

 

IL CASO
Intervento di safenectomia con stripping alla gamba destra, su paziente di 34 anni.
Successivamente all’intervento, nel corso degli anni, insorgevano fastidi ed affaticamento all’arto operato dopo la pratica di attività sportiva o lunghe passeggiate.

 

Nostra Tesi
Gli accertamenti clinico/diagnostici effettuati ci consentivano di accertare “arteriopatia” conseguente a una “lesione dell’arteria femorale” da attribuirsi, con elevata probabilità, a manovre incongrue messe in atto durante l’intervento di safenectomia di anni prima.

 

Tesi avversarie
Impossibilità di attribure con certezza la lesione dell’arteria all’intervento effettuato alcuni anni prima senza una evidente sintamatologia per anni.

 

Nostra Tesi
La mancanza di una evidente sintomatologia era da ricondursi ad una buoona compensazione dell’arteriopatia.

 

Danni Richiesti
Danno biologico per la lesione anatomica; “danno esistenziale” per la compromissione della possibilità di praticare attività sportiva e per la possibilità futura di trombosi e necessario intervento d’urgenza.

 

ESITO
Integrale riconoscimento delle nostre ragioni (transazione in corso di causa): €. 55.000,00 di riacimento danni.

Richiedi Consulenza

Ti risponderemo tra 24/48 ore

 

Richiedi Consulenza

Chirurgia otorinolaringoiatrica

[Sergio S. vs Ospedale Maggiore di Bologna – Tribunale di Bologna]

 

IL CASO
Intervento di tiredectomia, su paziente di 46 anni.

 

Nostra Tesi
Incompletezza dell’intervento stante la mancata rimozione dei linfonodi metastatici in zona laterocervicale chiaramente segnalati all’ecografia e alla RNM preo-operatoria sia come sede (nella regione retro-sternale e para-tracheale) che come dimensioni (la zona anatomica interssata non veniva adeguatamente indagata nel corso dell’intervento).

Conseguentemente si rendeva necessario nuovo intervento di exeresi (effettuato senza complicanze al Policlinico di Modena).

 

Tesi avversarie
L’intervento non era stato inutile, in quanto erano stati asportati una serie di linfonodi che con ogni probabilità – alla luce della storia clinica del paziente – sarebbero metastizzati, avendo così prevenuto un certo futuro intervento.

Il breve tempo intercorso tra primo e secondo intervento non aveva comportato alcun peggioramento nella prognosi.

Veniva contestata la quantificazione del danno avanzata.

 

Danni Richiesti
“Danno biologico” per la doppia lesione anatomica e “danno morale” per le ansie e le sofferenze per essersi dovuto sottoporre ad un nuovo intervento con i caratteri dell’urgenza causa il tempo perso con il primo intervento non risolutivo.

 

ESITO
Riconoscimento delle ragioni della paziente all’esito del giudizio (sentenza di condanna): €. 30.000,00 di risarcimento.

Odontoiatria

[Violeta N. vs – Dott. C.G. + Dott. G.L. + Dott. A.M. – stragiudiziale]

 

IL CASO
Trattamenti odontoiatrici su paziente di 37 anni, allo scopo di riportare in arcata il canino n. 13 completamente ritenuto nel palato.

I trattamenti venivano praticati da 3 diversi odontoiatri che si succedevano nel tempo, ognuno dei quali subentrava nelle cure per l’insuccesso di chi lo aveva preceduto, fino alla perforazione del dente durante le manovre di preparazione per l’installazione di un impianto.

 

Nostra Tesi
Il trattamento ortodontico era controindicato.
I dentisti, tuttavia, avevano garantito il risultato ed erano perciò responsabili dell’insuccesso terapeutico, salvo la dimostrazione di causa a loro non imputabile che aveva reso impossibile il raggiungimento del risultato.
Inutile potrazione del trattamento che configurava un “accanimento terapeutico” che cagionava disordine craniomandibolare, tendinomiosite dei muscoli masticatori e capsulite articolare; fino alla rottura per perforazione del canino 13.

 

Tesi avversarie
Impossibilità di identificare e distinguere le colpe e i danni addebitabili all’operato di ciascun odontoiatra intervenuto.

 

Danni Richiesti
“Danno biologico” per la perforazione del canino 13; “danno morale” per essere stata sottoposta a plurimi trattamenti terapeutici senza ottenere il risultato garantito; pregiudizio “estetico”; danno per la violazione del “consenso informato” (non essendo stato raccolto alcun “consenso informato” ai trattamenti praticati); danno “patrimoniale” per i compensi corrisposti ai Dottori.

 

ESITO
Integrale riconoscimento delle ragioni della paziente in via stragiudziale (in 9 mesi): €. 19.000,00 di risarcimento.

Richiedi Consulenza

Ti risponderemo tra 24/48 ore

 

Richiedi Consulenza