Infezioni Ospedaliere

Risarcimento danni da Infezioni Ospedaliere

Le infezioni ospedaliere (c.d. nosocomiali) rientrano tra le complicanze più frequenti in ambito sanitario.

Ed infatti, oggi in Italia si registrano, ogni anno, 700.000 casi di infezioni ospedaliere (che rappresentano circa il 6% dei ricoveri), l’1% dei quali risulta fatale per il paziente, portando al suo decesso.

Ogni anno, pertanto, muoiono per infezione ospedaliera 7000 pazienti.

 

Purtroppo in Italia – nonostante i ripetuti interventi normativi in materia – non esiste ancora un’efficace strategia di contrasto delle infezioni ospedaliere e ciò sebbene la letteratura scientifica internazionale sia unanime nel considerare circa il 60% dei casi d’infezione assolutamente evitabili e prevenibili con l’adesione alle indicazioni delle linee guida di prevenzione.

 

Statisticamente le infezioni ospedaliere più ricorrenti sono:

 

  • da ferita chirurgica (33,7% dei casi d’infezione);
  • polmoniti (31,6% dei casi);
  • setticemie correlate a catetere vascolare centrale (18,9%);
  • da clostridium difficile, coliti (15,4%);
  • urinarie, da catere (1%<).

 

Le cause più frequenti  di infezioni ospedaliere sono:

 

  • il contatto con strumenti medici contaminati (aghi, lame, bisturi, ecc..);
  • una scorretta profilassi antibiotica;
  • via aerea (sistemi di ventilazione od areazione) da microrganismi che sopravvivono nell’aria e vengono trasmessi a distanza;
  • il contatto con sangue e/o liquidi di infusione contaminati.

 

Con riguardo a quest’ultima ipotesi, la legge 210/1992 riconosce ai soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di trasfusioni e somministrazione di emoderivati, il diritto a un indennizzo (indipendentemente e a prescindere dall’accertamento e dalla sussistenza di una colpa) a carico dello Stato per motivi di solidarietà sociale (con fondamento negli articoli 2 e 32 della Costituzione). Va detto come questo indenizzo non copra l’integrale risarcimento del danno a cui ha diritto il danneggiato, il quale, per ottenere l’integrale risarcimento del danno dovrà agire contro l’Ospedale al fine di accertare la sua responsabilità per inadempimento.
Infatti, l’obbligazione della struttura sanitaria è costituita da una complessa prestazione, definita come “assistenza sanitaria” integrale.

A carico della struttura sanitaria gravano, infatti, prestazioni non solo di diagnosi e cura, ma anche di tipo organizzativo, connesse all’assistenza post-operatoria, alla sicurezza delle attrezzature e dei macchinari.

 

 

 

Onere Probatorio in capo al Paziente e all’Ospedale

 

 

In virtù del contratto di spedalità, la struttura ha un obbligo preciso, ed è tenuta ad offrire ambienti salubri ed attrezzature conformi ai parametri della scienza e tecnica medica.

Tra gli obblighi che incombono sull’Ospedale nello svolgimento della prestazione di assistenza sanitaria a favore del paziente in vista della sua guarigione rientra, dunque, anche quello di “fare tutto quanto la scienza del settore ha elaborato come possibile per evitare, o quanto meno ridurre al massimo, il rischio di contaminazione e garantire ambienti e strumenti sterili” (per evitare che il paziente possa essere esposto a batteri infettivi).

 

Le questioni che la necessaria consulenza medico/legale dovrà dirimere per intraprendere la causa di risarcimento dei danni per infezione ospedaliera sono, pertanto:

 

1. se l’infezione è stata contratta in ospedale;
2. se era prevedibile e anche prevenibile.

 

Viceversa, la struttura sanitaria, per non rispondere dei danni conseguenti all’infezione, dovrà dare prova di “avere posto in essere ogni misura precauzionale di sicurezza funzionale, strutturale e di metodo conforme ai parametri della scienza e tecnica medica”, ovvero idonea a garantire ambienti, strumenti e personale medico e infermieristico conformi sotto il profilo igienico, quali ad esempio:

 

  • attuazioni di protocolli relativi alla sterilizzazione di ambienti e materiali e/o alla disinfestazione;
  • all’uso di dispositivi di protezione individuale (guanti sterili, mascherine, ecc..);
  • al sistema di smaltimento dei rifiuti solidi;
  • alla modalità di conservazione ed uso dei disinfettanti;
  • alla qualità degli impianti di condizionamento;
  • al controllo e alle limitazioni dell’accesso di visitatori;
  • alla pianficazione ed attuazione di continui controlli sulle attività di cui sopra.

 

 

Spesso il tema dell’infezione ospedaliera viene complicato da una tardiva diagnosi e/o da errori nella profilassi antibiotica e/o ad un inidoneo trattamento della infezione. L’ente ospedaliero dovrà, pertanto, provare di aver tempestivamente diagnosticato e trattato l’infezione eseguendo una una corretta profilassi antibiotica.

 

Va detto come il “rischio infettivo” sia un rischio ineliminabile del tutto rispetto all’attività sanitaria e, per tale motivo, accade sovente che le compagnie assicurative definiscano transattivamente le controversie risarcitorie da infezione ospedaliera, al fine di evitare giudzio nei quali avrebbero poche chances.

 

Il Prof. Fausto De Lalla – già primario del reparto di malattie infettive dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza, autore di studi a livello internale, e di plurimi testi anche universitari – è il professionista medico partner che si occupa personalmente della valutazione dei casi di presunta infezione ospedaliera.

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