Articoli

FARSI LICENZIARE PER ASSENZA INGIUSTIFICATA

  |   Diritto del Lavoro, Tutte le News

Licenziamento per assenza ingiustificata e assegno di disoccupazione Naspi.

 

  1. Quand’è che il lavoratore ha diritto di percepire l’assegno di disoccupazione (Naspi).

  2. Licenziamento per “assenza ingiustificata”.

  3. Cosa rischia il lavoratore che si fa licenziare per assenza ingiustificata “pilotata” per percepire l’assegno di disoccupazione.

 

 

1. Quand’è che il lavoratore ha diritto di percepire l’assegno di disoccupazione (Naspi).

 

La Naspi è l’assegno mensile erogato dall’Inps a chi resta senza lavoro per un massimo 2 anni.

Ne hanno diritto i lavoratori subordinati che hanno perso involontariamente il lavoro e, tra questi, pertanto i lavoratori licenziati, anche qualora abbiano subito un licenziamento per “giusta causa” (ovvero per inadempienza e/o colpa del lavoratore stesso).

Per poter richiedere l’assegno di disoccupazione Naspi bisogna avere almeno 13 settimane di contribuzione versata nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione.

 

 

2. Licenziamento per “assenza ingiustificata”.

 

Tra i licenziamenti per “giusta causa” (che quindi danno luogo a uno stato di disoccupazione involontaria ai fini del diritto alla Naspi) rientra il “licenziamento per assenza ingiustificata“.

Il lavoratore che si assenti dal lavoro deve comunicare preventivamente l’assenza al datore di lavoro, o al più tardi il giorno stesso in cui intenda assentarsi.

Laddove si assenti senza comunicare al datore di lavoro il motivo commette un illecito disciplinare potrà essere sanzionato.

Nei casi più gravi potrà essere anche licenziato, potendo l’assenza ingiustificata configurare una “giusta causa” di licenziamento.

Il Contratto Collettivo di lavoro indica espressamente le sanzioni applicabili all’”assenza ingiustificata” e il numero massimo di assenze ingiustificate oltre il quale, per l’appunto, si può incorrere nel licenziamento.

 

 

3. Cosa rischia il lavoratore che si fa licenziare per assenza ingiustificata “pilotata” per percepire l’assegno di disoccupazione.

 

E’ stata pratica a volte abusata quella del lavoratore che si assenta volontariamente dal luogo di lavoro, apparentemente senza motivo (senza mandare certificati medici o altre comunicazioni all’azienda), ma al solo fine di ottenere un “licenziamento per assenza ingiustificata”.

 

Tale condotta in quanto elusiva è molto rischiosa e può essere sanzionata e il lavoratore potrebbe perdere il diritto ad accedere alla naspi.

 

Questo è quanto è stato stabilito da recente sentenza del Tribunale di Udine (e da precedente sentenza 25583/2019 della Cassazione) che ha precisato come comportamenti di questo tenore siano da ritenere completamente elusivi, tanto nei confronti del datore di lavoro che è costretto a pagare il ticket licenziamento (fino ad un importo di 1.360 euro per i rapporti di lavoro che durano da almeno 3 anni) quanto nei confronti dell’Inps (poiché per l’appunto la Naspi è prevista a favore di lavoratore che perda involontariamente il posto di lavoro e certamente assentarsi volontariamente per perdere il posto di lavoro non è una perdita involontaria ma “pilotata”).

 

L’Azienda, in questi casi, da un lato, avrebbe diritto a ottenere dal lavoratore il risarcimento del danno pari all’importo del ticket Naspi versato all’Inps (la volontà di cessare il rapporto è difatti riconducibile al lavoratore, assentatosi deliberatamente al solo fine di farsi licenziare e poter così avere diritto alla Naspi), dall’altro lato, potrebbe dare all’Inps comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro per “dimissioni volontarie” dando così origine a un contenzioso che potrebbe portare al mancato accesso alla Naspi.

 

Va tuttavia detto come ai sensi di opposta recente ordinanza n. 27331/2023 della Corte di Cassazione quest’ultima possibilità sembrerebbe doversi ritenere preclusa al datore di lavoro dopo l’entrata in vigore dell’art. 26 Dlgs 151/2015 che impone specifiche modalità per le “dimissioni”.

 

In altre parole, secondo la Cassazione, il datore di lavoro non potrebbe addurre che il rapporto si sia interrotto per volontà del lavoratore essendo prescritte rigide formalità telematiche per rassegnare le “dimissioni” che impediscono una valida estinzione del rapporti di lavoro com modalità diverse.

 

Conseguentemente per avere certezza in ordine alla cessazione del rapporto di lavoro, il datore di lavoro dovrebbe formalmente intimare il licenziamento, seppure questo costituisca talora l’obiettivo del dipendente per accedere alla Naspi (cui altrimenti non avrebbe accesso) con l’ulteriore conseguenza di farsi carico del ticket di licenziamento.

 

Come si può vedere una situazione in cui regnano molte incertezze e molti rischi, per la quale è opportuna preventiva valutazione del legale che potrà consigliare il percorso più opportuno e che non garantisca futuri contenziosi e/o perdite del diritto a prestazioni assistenziali.

 

©opyright Studio Legale Albini & Partners

 

📌 Se trovi questi suggerimenti preziosi, condividi l’articolo con chi pensi possa trarne beneficio.
La conoscenza giuridica è il primo strumento per orientarsi e prendere le giuste decisioni.


Hai bisogno di una consulenza legale?

Rivolgiti ai nostri esperti

Contattaci

AUTORE - Marcello Albini