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Impugnare Licenziamento per giustificato motivo oggettivo

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Impugnare il licenziamento per giustificato motivo oggettivo è possibile.

Vediamo quando, come e perché.

 

  1. Cos’è il licenziamento per “giustificato motivo oggettivo”.
  2. In quali casi è illegittimo e può essere impugnato.
  3. Conseguenze reintegratorie e risarcitorie della sua illegittimità.
  4. Conclusioni.

 

 

1. Cos’è il licenziamento per “giustificato motivo oggettivo”

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo (anche detto per “ragioni economiche”) è determinato da una riorganizzazione aziendale legata a ragioni relative all’attività produttiva, come l’esigenza di far fronte a una crisi o di ridurre i costi di produzione. In altre parole, questa tipologia di licenziamento nasce dall’esigenza del datore di lavoro di superare una crisi o di aumentare gli utili tramite scelte organizzative.

 

In un contesto economico complesso, nel quale molti settori sono in difficoltà e attuano processi di riorganizzazione interna per far fronte a congiunture sfavorevoli o all’evoluzione tecnologica, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo è uno strumento sempre più frequente.

 

Può verificarsi, ad esempio, in caso di riorganizzazione con:

 

  • riduzione del personale;
  • soppressione di una mansione;
  • esternalizzazione o accorpamento di mansioni;
  • rinnovo tecnologico o automazione.

 

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo deve essere intimato nel rispetto del termine di preavviso (salvo indennità sostitutiva) e deve contenere l’indicazione dei motivi che lo hanno determinato.

 

Solo per i rapporti instaurati prima del Jobs Act e per le imprese con i requisiti dimensionali dell’art. 18 Statuto dei Lavoratori resta l’obbligo della preventiva comunicazione alla Direzione territoriale del lavoro per il tentativo di conciliazione. Per i rapporti instaurati dopo il Jobs Act tale procedura non è più prevista.

 

2. Quando è illegittimo e può essere impugnato

Le scelte economico-organizzative dell’imprenditore non sono di per sé sindacabili, in quanto protette dal principio costituzionale di libertà d’impresa. Tuttavia, questo non significa libertà assoluta di licenziare senza limiti.

 

Un licenziamento per giustificato motivo oggettivo è illegittimo quando:

 

  1. Non esiste una reale riorganizzazione aziendale. Il licenziamento è fittizio se, ad esempio, dopo la soppressione della mansione, viene assunto un altro lavoratore per svolgere le stesse funzioni.
  2. Manca il nesso di causalità tra la riorganizzazione e il lavoratore licenziato. Non si può sopprimere un reparto e licenziare un dipendente che opera in un altro.
  3. Non è rispettato l’obbligo di repêchage, cioè la verifica della possibilità di ricollocare il lavoratore in mansioni equivalenti o inferiori compatibili con il suo profilo professionale. Spetta al datore dimostrare l’impossibilità di tale ricollocazione.

 

Inoltre, la semplice esigenza di ridurre i costi non basta: il datore deve dimostrare perché proprio quel reparto o quel lavoratore dovessero essere coinvolti nella riorganizzazione. Deve anche spiegare, secondo buona fede, perché la scelta sia caduta su uno specifico dipendente e non su altri con mansioni analoghe, applicando criteri oggettivi come anzianità e carichi familiari.

 

3. Conseguenze dell’illegittimità

Per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015, se il fatto posto a base del licenziamento è manifestamente insussistente, è prevista la reintegra con risarcimento fino a 12 mensilità.

 

Per i lavoratori assunti dopo il Jobs Act si applicano le tutele crescenti, con indennità economiche variabili in base all’anzianità e alle dimensioni dell’azienda.

Tuttavia, la Corte Costituzionale con sentenza n. 128/2024 ha stabilito che anche per questi lavoratori spetta la reintegrazione quando il fatto posto a base del licenziamento è insussistente.

 

4. Conclusioni

Stabilire se un licenziamento per giustificato motivo oggettivo è impugnabile richiede un’analisi tecnica complessa.

Per questo è fondamentale rivolgersi a un avvocato esperto in diritto del lavoro, che possa valutare la legittimità del recesso e tutelare efficacemente i tuoi diritti.

 

©opyright Studio Legale Albini & Partners

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AUTORE - Marcello Albini