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LICENZIAMENTO DEL DIRIGENTE

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Introduzione

Il licenziamento del dirigente rappresenta uno degli argomenti più delicati e controversi del diritto del lavoro italiano.

A differenza degli altri lavoratori subordinati, il dirigente nel settore privato è sottoposto a una disciplina particolare, spesso meno protettiva, ma comunque non priva di garanzie.

Capire quali sono i suoi diritti e le possibili tutele in caso di licenziamento è fondamentale, soprattutto quando ci si trova improvvisamente privati di un incarico di responsabilità dopo anni di carriera.

In questo articolo approfondiremo cosa prevede la legge sul licenziamento del dirigente, quali sono le differenze rispetto agli altri lavoratori, in quali casi è possibile impugnarlo, come si impugna e quali indennità spettano in caso di illegittimità.

 

Chi è il dirigente nel diritto del lavoro?

Nel linguaggio comune, “dirigente” può indicare un lavoratore con mansioni di responsabilità.

Tuttavia, nel diritto del lavoro italiano, il dirigente è una categoria a sé stante, distinta da quadri, impiegati e operai.

Il dirigente è colui che, all’interno dell’organizzazione aziendale, esercita funzioni di direzione generale oppure gestisce in autonomia e con ampi poteri una parte rilevante dell’attività aziendale.

A volte si identifica con l’amministratore delegato o il direttore generale, ma non necessariamente.

Questa posizione apicale, caratterizzata da ampia autonomia organizzativa e decisionale, comporta una particolare rilevanza del legame fiduciario tra datore di lavoro e dirigente e quindi una disciplina diversa in caso di licenziamento: spesso più flessibile per il datore di lavoro, ma non per questo priva di limiti.

 

La differenza tra dirigente e quadro: attenzione alla qualifica

Spesso si fa confusione tra quadro e dirigente, ma le differenze sono sostanziali:

Quadro Dirigente
Mansioni intermedie Funzioni direttive apicali
Tutele piene contro il licenziamento Tutele attenuate
Applicazione piena dell’art. 18 Possibilità di licenziamento ad nutum (con limiti)

Molti lavoratori vengono erroneamente inquadrati come dirigenti per ridurre le tutele in caso di licenziamento.
In questi casi è possibile contestare l’inquadramento e chiedere la riqualificazione.

 

Il licenziamento del dirigente: la nozione di “giustificatezza”

Un principio generale: il licenziamento del dirigente è sempre soggetto a un controllo di legittimità

Anche se non gode delle stesse tutele previste per gli altri lavoratori subordinati, il licenziamento del dirigente non è mai completamente libero.

Il datore di lavoro deve rispettare determinati criteri e può licenziare il dirigente, oltre che per giusta causa, solo quando ricorrono giustificate ragioni, di natura:

  • soggettiva (ragioni apprezzabili tali da minare il rapporto fiduciario);
  • oggettiva (ragioni legate all’organizzazione aziendale).

Il licenziamento ad nutum: solo in teoria

Spesso si legge che il dirigente può essere licenziato “ad nutum”, cioè liberamente e senza motivazione.

In realtà, è vero solo in parte: il licenziamento deve essere comunque non arbitrario e conforme a principi di buona fede e correttezza.

Un licenziamento arbitrario, discriminatorio o ritorsivo è sempre illegittimo, anche se il lavoratore è un dirigente.

Per i dirigenti si fa riferimento alla nozione di “giustificatezza”, prevista dai CCNL: valide ragioni di cessazione del rapporto nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede, e del divieto di licenziamento discriminatorio.

Inoltre, non sussiste normalmente l’obbligo di repêchage, ritenuto incompatibile con la posizione dirigenziale (Cass. 19 giugno 2014, n. 13958).

 

Le cause di licenziamento del dirigente

1. Giusta causa

È la motivazione meno frequente nei licenziamenti dirigenziali: una condotta talmente grave da non consentire la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto.

Rientrano tra le ipotesi di giusta causa:

  • violazione grave degli obblighi fiduciari;
  • conflitto di interessi non dichiarato;
  • comportamenti lesivi della reputazione aziendale;
  • appropriazione indebita, truffa, frode.

2. Giustificato motivo oggettivo

Tipicamente ricorre in caso di:

  • riorganizzazione aziendale;
  • soppressione del ruolo dirigenziale;
  • crisi economica dell’impresa.

Anche in questi casi, il datore di lavoro deve dimostrare che il licenziamento non è pretestuoso.

3. Giustificatezza

È la motivazione più frequente nei licenziamenti dirigenziali. Implica l’esistenza di “valide ragioni” per l’interruzione del rapporto nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede e del divieto di licenziamento discriminatorio.

4. Motivazioni discriminatorie o ritorsive (sempre illegittime)

Qualsiasi licenziamento discriminatorio (per sesso, razza, religione, orientamento politico o sindacale) o ritorsivo (in reazione all’esercizio di un diritto) è nullo.

 

Le tutele previste per il licenziamento del dirigente

Sebbene il dirigente non goda della reintegrazione ex art. 18 (salvo licenziamento discriminatorio), ha comunque diritto a forme di tutela previste dal contratto collettivo applicato.

1. Preavviso o indennità sostitutiva

Salvo licenziamento per giusta causa, il datore deve garantire il preavviso previsto dal CCNL (anche fino a 12 mesi) oppure corrispondere l’indennità sostitutiva del preavviso.

2. Indennità supplementare

Se il licenziamento è privo di motivazione, cioè non giustificato, la contrattazione collettiva può prevedere una indennità supplementare, parametrata tra un minimo e un massimo in base ad anzianità (e talvolta età).

Questa somma può arrivare anche a 18 mensilità.

 

Come impugnare il licenziamento del dirigente

1. Termini per l’impugnazione

Il dirigente ha 60 giorni dalla ricezione della comunicazione di licenziamento per impugnare il provvedimento e ulteriori 180 giorni per avviare il giudizio o la conciliazione.

2. Prova del motivo illegittimo

In giudizio spetta al datore dimostrare la “giustificatezza” del licenziamento; al dirigente spetta fornire indizi gravi, precisi e concordanti per provare motivi illegittimi (ritorsione, discriminazione, assenza di giusta causa).

3. Conciliazione e transazione

Molti contenziosi si chiudono con un accordo economico che evita il giudizio. Un avvocato esperto può aiutare a negoziare condizioni più favorevoli, anche su reputazione e clausole di non concorrenza.

 

Conclusione

Il licenziamento del dirigente non è mai un atto da prendere alla leggera. Anche se la legge consente maggiore libertà nel recesso, esistono limiti, obblighi e forme di tutela che è importante conoscere.

Se hai ricevuto una lettera di licenziamento, è fondamentale agire subito e rivolgerti a un avvocato esperto in diritto del lavoro, per analizzare contratto, motivazione e strategia più efficace.

© copyright Studio Legale Albini & Partners

 


 

COME TUTELARSI

Se ritieni di essere stato ingiustamente licenziato, il tempo è un elemento cruciale: hai 60 giorni per impugnare il licenziamento.


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AUTORE - Marcello Albini