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PATTO DI NON CONCORRENZA

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Il patto di non concorrenza stipulato fra azienda e lavoratore è una circostanza piuttosto ricorrente nel mercato del lavoro, specie in determinati ambiti e per specifiche categorie professionali. Vediamolo nel dettaglio.

  1. Cos’è?
  2. Scopo e requisiti per la sua validità.
  3. Conseguenze della violazione del patto da parte del lavoratore.
  4. Conclusioni.

 

1. Cos’è?

Si tratta di un patto a titolo oneroso tra datore di lavoro e lavoratore, con il quale vengono posti limiti all’attività di quest’ultimo per il tempo successivo alla cessazione del rapporto di lavoro, a fronte del riconoscimento di un vantaggio economico quale corrispettivo per le rinunce e le limitazioni accettate dal lavoratore.

 

2. Scopo e requisiti per la sua validità

Il patto di non concorrenza è finalizzato a tutelare l’interesse del datore di lavoro a proteggere il proprio patrimonio, le conoscenze acquisite (c.d. know-how), l’avviamento e la clientela.

Tuttavia, la limitazione della libertà professionale del lavoratore deve essere contenuta entro limiti tali da non comprimere eccessivamente l’esercizio della sua professionalità dopo la cessazione del rapporto, prevedendo in ogni caso un’adeguata remunerazione del sacrificio richiesto.

A tutela del lavoratore, il patto di non concorrenza è nullo se:

  • non risulta da atto scritto;
  • non prevede un corrispettivo a favore del prestatore di lavoro;
  • il vincolo non è contenuto entro determinati limiti di oggetto, tempo e luogo.

La forma scritta è quindi il primo requisito indispensabile per la validità del patto.

Quanto al corrispettivo, non può avere carattere “meramente simbolico, iniquo o sproporzionato” (Cass. civ. sent. n. 4891/1998). In termini generali, viene spesso ritenuto congruo un corrispettivo che oscilli tra il 10% e il 15% della retribuzione.

Quanto all’oggetto (le attività che il lavoratore non può svolgere dopo la cessazione del rapporto), il patto è generalmente ritenuto nullo se è così ampio o generico da precludere al lavoratore ogni concreta opportunità di lavoro.

La durata del vincolo non può essere superiore a 5 anni per i dirigenti e a 3 anni negli altri casi (se è indicata una durata superiore, essa si riduce nei limiti di legge).

Ulteriore elemento da valutare è l’ambito territoriale di efficacia: l’estensione deve essere proporzionata alle dimensioni e all’attività del datore di lavoro. La giurisprudenza, pur essendo stata in passato più rigida sui patti estesi all’intero territorio nazionale, negli ultimi anni ha preso atto della “dimensione globalizzata dell’economia” e ha ritenuto ammissibili patti estesi non solo al territorio nazionale, ma anche a quello europeo.

Va inoltre considerato che, secondo la giurisprudenza di merito prevalente, la corresponsione mensile del corrispettivo del patto di non concorrenza, parametrata alla durata del rapporto di lavoro, è generalmente ritenuta nulla, perché introduce un elemento di aleatorietà e indeterminatezza nel compenso, rendendolo non determinabile al momento della stipula e svincolato dal sacrificio richiesto al lavoratore.

Anche la Cassazione ha chiarito che, per garantire la validità del patto di non concorrenza, è necessario che il corrispettivo sia determinato o determinabile al momento della stipula e congruo rispetto al sacrificio richiesto, indipendentemente dalla durata del rapporto di lavoro (Cass. Civ., Sez. Lav., n. 10676 del 19/04/2024).

 

3. Conseguenze della violazione del patto da parte del lavoratore

In caso di violazione del patto di non concorrenza, l’ex datore di lavoro potrà agire in giudizio per ottenere:

a) un’inibitoria in via d’urgenza ai sensi dell’art. 700 c.p.c., volta a far cessare l’attività concorrenziale illegittima per tutta la durata del patto;

b) la risoluzione del patto, con richiesta di restituzione dei corrispettivi pagati in esecuzione dello stesso.

In entrambi i casi, oltre alle iniziative sopra indicate, il datore di lavoro potrà agire per ottenere il risarcimento del danno derivante dal mancato rispetto del patto.

Spesso il patto prevede una clausola penale per l’inadempimento del lavoratore, con la funzione di predeterminare (e talvolta limitare) l’entità del risarcimento dovuto.

 

4. Conclusioni

La casistica dei patti di non concorrenza è molto ampia e la validità di ciascun patto va valutata nel concreto, in base alle specifiche condizioni del rapporto. Per questo, se devi verificare la validità di un patto già sottoscritto e/o le conseguenze di un nuovo contratto che stai per stipulare, è consigliabile richiedere una consulenza legale preventiva, così da prendere decisioni informate nella tua vita professionale ed evitare possibili strascichi giudiziari.

©copyright Studio Legale Albini & Partners

 


 

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AUTORE - Marcello Albini