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RIVOLUZIONE TECNOLOGICA & MERCATO DEL LAVORO 4.0: Le conseguenze dell’evoluzione tecnologica sul mercato del lavoro

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Quale futuro per il mercato del lavoro e quale lavoro per il futuro ?

 

Ai posteri l’ardua sentenza“, ma una previsione di massima è possibile (e doveroso) farla. Meglio, infatti, non farsi trovare impreparati all’appuntamento con il futuro (prossimo).

 

Si, perché l’evoluzione tecnologia (meglio sarebbe chiamarla “rivoluzione tecnologica“)  procede spedita e inarrestabile e il mercato del lavoro insegue e si evolve per adattarsi al cambiare dei tempi e restare al passo… “chi si ferma è perduto“, anzi chi si ferma perderà (presto o tardi) il posto di lavoro e resterà a piedi, salvo non colga le opportunità che il futuro tecnologico sta creando creerà e dispiegherà nel nuovo mercato del lavoro (a favore di chi saprà guardare oltre il proprio orizzonte e coglierle in anticipo).

 

Stiamo assistendo oggi a un processo occupazionale formato da 2 distinti fenomeni: da una parte il fenomeno che prende il nome di “disoccupazione tecnologica“, ovvero quello nel quale la forza lavoro dell’uomo diviene obsolescente e viene sostituita dalle nuove tecnologie e dall’intelligenza artificiale; dall’altro lato e parallelamente, la nascita di nuove opportunità e di nuovi posti di lavoro creati proprio dall’evoluzione tecnologica.

Durante questo processo di transizione vi può essere un disallineamento temporaneo nell’occupazione (con crescita della disoccupazione) dovuto alla diversa velocità tra i 2 processi (maggiore velocità nella perdita dei posti di lavoro rispetto alla nascita di nuovi impieghi).

Altra preoccupazione conseguente alla sostituzione dei lavoratori con le nuove tecnologie sarebbe quella assicurativo-previdenziale per il venir meno del versamento dei contributi assicurativo-previdenziali con le evidenti conseguenze per le casse dello stato (forse però bilanciate dal minor costo previdenziale per il minor numero di infortuni e malattie del lavoro grazie ai robot capaci di alleggerire i lavoratori nei loro compiti e ridurre così il rischio d’infortuni).

 

Piaccia o meno è un dato di fatto che la maggior parte di noi in questo momento sta facendo un lavoro che nel prossimo decennio non esisterà più (o laddove ancora esistente, esisterà in forme completamente diverse). Chi è lontano dalla pensione e chi deve scegliere oggi il proprio futuro lavorativo è bene che ne tenga conto, se è vero che secondo alcune stime il 47% dei mestieri che conosciamo oggi sono destinati a scomparire e questo fenomeno sarà accompagnato dalla corrispondente nascita di nuove occupazioni.

 

Tra le professioni, ad esempio, prossime a scomparire nel futuro prossimo l’impiegato di banca (soppiantato dalla possibilità di accedere al proprio conto bancario on line), il postino (soppiantato dalle pec, mail e dai futuri sistemi di telecomunicazioni) o l’operatore di call center (soppiantato da risponditori automatici), ecc..; tra le professioni destinate a proliferare esponenzialmente tutte quelli legati alla digitalizzazione, dallo sviluppatore di software al responsabile per lo smaltimento dei dati personali, dall’esperto per la sicurezza informatica, al professionista del marketing digitale, ecc..

 

Altra certezza è che chi inizia la propria vita lavorativa oggi, vedrà la stessa evolversi e, probabilmente, passare attraverso più mestieri (mobilità, mobilità, mobilità..).

 

“Il cambiamento è l’unica cosa permanente”.

 

È fondamentale, quindi, per non farsi trovare impreparati, rinnovare i percorsi formativi, il sistema scolastico e universitario, sviluppare l’attitudine al cambiamento e processi virtuosi per la riqualificazione occupazionale.

 

©opyright Studio Legale Albini & Partners

 

 

 

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AUTORE - Marcello Albini