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TRASFERIMENTO del LAVORATORE.

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Quando è illegittimo il trasferimento del lavoratore?

 

  1. La comunicazione del trasferimento.

  2. Casi in cui è illegittimo.

  3. Il trasferimento di oltre 50 km: dimissioni per “giusta causa” e diritto alla NASpI.

 

«Avvocato, il mio datore di lavoro mi vuole trasferire fuori città, lontanissimo: ci metto più di un’ora a raggiungere la nuova sede. Cosa posso fare?»

Questa è una delle questioni più frequenti poste dal lavoratore all’avvocato del lavoro. Vediamo come stanno le cose e quali sono i diritti che spettano al lavoratore trasferito. ⚖️

1. La comunicazione del trasferimento.

La legge non impone forme particolari per la comunicazione del trasferimento (salvo diversa previsione del CCNL) e non prevede neppure un obbligo di preavviso, che però può essere stabilito dal contratto collettivo applicato.

 

  • La prima verifica che spetterà al legale sarà, pertanto, quella di eventuali previsioni più favorevoli al lavoratore contenute nel CCNL applicato.

Nella comunicazione di trasferimento i motivi possono anche non essere indicati; tuttavia, dovranno essere formalmente comunicati se il lavoratore ne fa espressa richiesta.

 

  • La seconda attività del legale sarà quindi richiedere le ragioni del trasferimento, per valutare se l’esercizio del potere organizzativo datoriale sia legittimo.

 

2. Casi in cui è illegittimo ❌

Il trasferimento è legittimo solo se dipende da comprovate ragioni tecniche, organizzative o produttive, come previsto dall’art. 2103 c.c. (salvo che sia richiesto dal lavoratore o concordato tra le parti).

 

⚠️ Attenzione: il trasferimento può essere legittimo anche in presenza di una incompatibilità (c.d. ambientale) del lavoratore con i colleghi, mentre non può essere utilizzato come sanzione disciplinare.

 

È invece illegittimo il trasferimento di:

  • disabili gravi certificati (da non confondere con l’invalidità civile);
  • lavoratori che assistono persone con disabilità grave e che godono dei permessi ex L. 104/1992;
  • lavoratrici madri, fino al compimento dell’anno di età del bambino.

{ Il divieto di trasferimento in tali casi ha però alcune specifiche deroghe }

 

3. Trasferimento oltre 50 km: dimissioni per “giusta causa” e diritto alla NASpI

In ogni caso, se il trasferimento è verso una sede distante oltre 50 km dalla residenza del lavoratore e/o raggiungibile con mezzi pubblici in più di 80 minuti, il lavoratore, previo rifiuto del trasferimento, può rassegnare dimissioni per “giusta causa” con diritto alla NASpI.

 

Il diritto alla NASpI, in tale ipotesi, spetta a prescindere dall’eventuale illegittimità del trasferimento: in linea generale, per accedere alla NASpI non è necessario impugnare il trasferimento. ⭕️

 

In altre parole, il mutamento rilevante della sede di lavoro, anche se legittimo, può determinare una modifica essenziale del rapporto tale da rendere sostanzialmente impossibile la prosecuzione, e le dimissioni vengono equiparate alla perdita involontaria del lavoro.

 

  • In tali casi, quindi, per avere diritto alla NASpI è necessario che il lavoratore rifiuti il trasferimento, mentre non è necessario che lo impugni.

{ A tale conclusione è pervenuto anche l’Istituto di previdenza con la circolare 142/2012, ritenendo sussistenti i presupposti per il pagamento dell’indennità di disoccupazione anche quando il rapporto sia risolto consensualmente all’esito del trasferimento verso una sede distante oltre 50 km dalla residenza o raggiungibile in 80 minuti con i mezzi pubblici }

 

Per avere diritto alla NASpI è necessario che il trasferimento crei un pregiudizio rilevante, ad esempio quando comporta:

 

  • aggravio economico eccessivo per raggiungere il luogo di lavoro;
  • impatto significativo sulla vita privata o familiare (difficoltà di conciliazione con esigenze personali o familiari);
  • aumento sproporzionato del tempo di percorrenza tale da rendere insostenibile la prosecuzione del rapporto.

 

La questione può dar luogo a controversie con l’INPS, che tende a riconoscere la NASpI soprattutto a seguito di risoluzione consensuale per rifiuto del trasferimento. In diversi casi, i Tribunali di merito si sono pronunciati a favore del lavoratore; tuttavia, vista la delicatezza del tema e la specificità di ogni situazione, è opportuno rivolgersi a un avvocato per la valutazione del caso e per essere assistiti al fine di non perdere il diritto alla NASpI.

 

©opyright Studio Legale Albini & Partners

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AUTORE - Marcello Albini